Secondo la tradizione il Buddha "fece girare la ruota del Dharma" (conferì l'insegnamento spirituale) per tre volte, ad ogni "giro" comunicando dottrine più profonde. Il primo "giro" è dedicato alle quattro nobili verità: sofferenza, origine della sofferenza, cessazione della sofferenza e sentiero che conduce alla liberazione. Il secondo è dedicato alla vacuità, e la sua essenza è colta nel "Sutra del Cuore", la Prajnaparamita, che spiega l'assenza di esistenza intrinseca dei fenomeni. Il terzo ciclo di insegnamenti venne conferito dal Buddha in diverse località dell'India e codificato in un gruppo di testi chiamati Tantra. A Dhanyakataka, nell'India meridionale, vuole la tradizione che un re del regno mistico di Shambala, Suchandra, abbia ricevuto l'insegnamento esoterico di Buddha denominato Kalachakratantra: "il tantra della ruota del tempo".
Mi ricordo quando si stava tutti in un punto, che non ci si poteva muovere altrimenti si rischiava di cadere giù, in quel buio immenso. A quell'epoca chi poteva immaginare che la materia si sarebbe dilatata, che saremmo scivolati chissà dove, tutti in mondi diversi, che le certezze di solidità e di fiducia nel nostro piccolo agglomerato di atomi ci avrebbero abbandonato?
Ebbene, è successo. Stavamo giusto giocando a "quanto è grande il nero secondo te?", cosa assai difficile e approssimativa in quanto allora non esistevano mica unità di misura, quando avvertimmo un rombo assordante e i pezzi cominciarono a "scollarsi". Davamo tutti per scontato il nostro agglomerato e quando cominciò a sciogliersi i più non trattennero qualche lacrima: i legami molecolari che avevano visto la nostra infanzia adesso si stavano dissolvendo, dividendoci in modo inesorabile. Cadevamo e nessuno aveva la forza di dire niente.
Pensavamo fosse finita, invece era l'inizio.
(dall'idea de "Le cosmicomiche" di I. Calvino)

